Torna a crescere la fame nel mondo, in aumento le persone denutrite

Dal periodico Vita in Campagna 
I dati Fao del 2017 rivelano che le persone che soffrono per alimentazione insufficiente nel mondo sono aumentate di 37 milioni (+ 4,7%) rispetto al 2014, tornando al livello del 2010, dopo anni in cui la tendenza era invece stata al ribasso

La fame nel mondo torna a crescere dopo oltre un decennio (2004-2014) di costante ridimensionamento. Lo certificano le stime della Fao (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura) elaborate in collaborazione con 1'Ifad (Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo) e il Pam (Programma alimentare mondiale). Gli ultimi dati - riferiti al 2017 - riportano che, rispetto al 2014, le persone che nel mondo soffrono per alimentazione insufficiente dal punto di vista quantitativo e qualitativo sono aumentate di 37 milioni (+ 4,7%); si è così tornati, con un numero complessivo di 821 milioni, al livello del 2010, in valore assoluto, e del 2013, per quanto riguarda la percentuale sulla popolazione mondiale (11%).
Bisogna risalire all'inizio degli anni Novanta per rilevare oltre un miliardo di persone in deficit di alimentazione (inci-denza prossima al 20% della popolazio¬ne mondiale). Fu allora che la Fao stabilì l'obiettivo di sviluppo del millennio con cui si puntava a dimezzare la percen¬tuale di persone sottonutrite entro il 2015. Nonostante l'incremento della po-polazione mondiale, dal 2007 il numero delle persone denutrite era così sceso sotto la soglia dei 900 milioni (incidenza percentuale 13% della popolazione); e dal 2013 era stato inferiore agli 800 milioni, toccando il minimo numerico nel 2014 e 2015 (784 milioni) e il minimo in percentuale sulla popolazione nel 2015 (10,6%). Dunque l'obiettivo stabilito per il 2015 (10% della popolazione mondia¬le) era quasi raggiunto...

UNA TRAGICA INVERSIONE DI TENDENZA
... Ma l'inversione di tendenza registrata nel 2016 e 2017 ha rimesso tutto in discussione, anche perché, secondo le analisi della Fao, è provocata da fenomeni di non facile soluzione:
- la diffusione di nuove instabilità politiche e conflitti locali che stanno compromettendo la crescita di molti Paesi in via di sviluppo generando nuove povertà;
- i mutamenti del clima (riscaldamento del pianeta che provoca siccità, inondazioni, uragani, ecc.) responsabili della riduzione della produzione agricola di molti Paesi, soprattutto fra quelli in via di sviluppo, più colpiti dall'emergenza denutrizione.

UN MALE DELL'AFRICA, MA NON SOLO
Di denutrizione si soffre soprattutto in Africa dove la tendenza al contenimento si è fermata nel 2014 (allora era attestata al 18,3% della popolazione) e nel 2017 è arrivata al 20,4%, cioè vicina al valore del 2005. Nei primi anni Novanta soffriva la fame circa il 28% degli africani. Le differenze fra le diverse zone del continente sono molto rilevanti: se nel Nord e nel Sud la denutrizione interessa poco più dell'8% della popolazione (costante nel biennio 2016-2017), nella fascia Sub-Sahariana si arriva al 23% (+ 12% nel 2017 sul minimo del 2014), nella zona Centrale al 26% (+ 8% nel 2017 sul minimo 2014) e nella zona orientale al 31% (+ 8% nel 2017 sul mi¬nimo del 2014).
L'Asia, dal 2005 al 2017, ha registrato una costante riduzione delle pesone denutrite, passate dal 17,3% all' 11,4% della popolazione. Nei primi anni Novanta soffriva la fame poco meno del 24% degli asiatici. In questo caso le differenze fra le zone del continente sono relativamente contenute: nel 2017 variano fra il 6,2% della zona cen¬trale e il 14,8% della zona meridionale.
Nel Centro America e Sud America la denutrizione è sostanzialmente stabile intorno al 6% della popolazione; ma nell'area Caraibica, pur in costante decrescita dal 2005 (- 29%), interessa ancora oltre il 16% della popolazione.
Appena superiore è il tasso di denu-trizione in Oceania (7% della popola¬zione nel 2017), che tuttavia, fra il 2010 e il 2017, ha purtroppo segnato un incremento del 35%.
Nei Paesi economicamente più sviluppati dell'Europa e del Nord America, l'incidenza della denutrizione è generalmente stimata inferiore al 2,5% della popolazione.

IN AUMENTO LA DENUTRIZIONE GRAVE
Le stime della Fao evidenziano anche la diffusione della denutrizione grave, in seguito alla quale si creano le premesse per l'insorgere di patologie o per defi-cienze dell'accrescimento, ma soprattutto è messa immediatamente a rischio la stessa sopravvivenza delle persone.
Questo dato, calcolato sul numero di persone che vivono in famiglie dove al-meno un adulto sia in stato di grave de-nutrizione, segna a livello mondiale, nel 2017 rispetto al minimo degli anni precedenti (vedi tabella), un sensibile incremento (+ 21% in percentuale sulla popo-lazione), sostenuto soprattutto dal peg-gioramento rilevato in Africa dove qua-si una famiglia su tre è composta da una o più persone gravemente denutrite. Sia pure per valori assoluti molto più contenuti, il peggioramento più rilevante si registra nel Centro America (+ 51%) e Sud America (+ 85%); peggiora la situazione anche in Nord America ed Europa (+ 17%).

NEONATI E BAMBINI I PIÙ COLPITI
Le conseguenze della carenza di alimentazione hanno effetti gravi soprattutto su neonati e bambini, in termini di deficienze della crescita e di deperi-mento generale.
Nel mondo (2016) sono 155 milioni (oltre 2 su 10) i bambini di età inferiore ai 5 anni affetti da rachitismo e 52 milioni (circa 1 su 13) quelli che manifestano gravi sintomi di deperimento. Ciò anche a causa delle condizioni di sa-lute e di economia familiare delle madri che si ripercuotono particolarmente sull'alimentazione dei neonati: circa un terzo delle donne in età riproduttiva soffre di anemia, poco più di 4 su 10 (60 mi¬lioni) deve allattare i neonati esclusiva¬mente al seno non disponendo di mezzi per procurarsi latte artificiale.
Per contro, fra i bambini (6%) e gli adulti (13%) che vivono nei paesi ricchi è sempre più diffusa l'obesità a causa dell'alimentazione eccessiva.

EMERGENZA FLUSSI MIGRATORI
Al problema della fame si collegano anche i crescenti flussi migratori che, ol-tre a travagliare lo scenario politico e so-ciale dei Paesi ricchi meta delle migra-zioni, spesso riproducono altrove, per i migranti, le condizioni di miseria ed emarginazione sociale che sono all'ori-gine del viaggio, peraltro ad alto rischio, verso luoghi di maggior benessere. Anche su questo versante la Fao è in prima linea, cercando di tradurre in iniziative concrete il principio del «aiutiamoli a casa loro», cioè del promuovere lo svi-luppo economico e sociale dei Paesi poveri, in modo da ridurre il divario di be-nessere rispetto ai Paesi ricchi e quindi il motivo principale delle migrazioni.
Intervenendo nel maggio scorso, a Roma, al «Forum sull'agricoltura, lo sviluppo rurale e le migrazioni nella regione mediterranea», Maria Helena Semedo, vice-direttore generale della Fao, ha così spiegato le linee d'inter-vento dell'organizzazione: «Riteniamo che investire in agricoltura e sviluppo rurale sostenibile, in misure di adattamento al cambiamento climatico e in mezzi di sussistenza più resilienti, sia un tassello importante della risposta mondiale alle migrazioni. Se ben gestiti, flussi migratori sicuri, ordinati e regolari possono contribuire alla crescita economica, alla riduzione della povertà e alla sicurezza alimentare» 

Giorgio Lo Surdo - Giornalista